Rivista di formazione e aggiornamento di pediatri e medici operanti sul territorio e in ospedale. Fondata nel 1982, in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.

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a cura di Maria Valentina Abate

UOC di Pediatria, Ospedale di Treviglio (Bergamo)

Indirizzo per corrispondenza: valentina_aba@yahoo.it

Sommario

Pediatri, un tentato suicidio al giorno tra gli adolescenti

Salute mentale: UNICEF, nel mondo ne soffre un adolescente su sette

Vernici e batterie, un milione di morti anno da avvelenamento piombo

HPV. Le coperture vaccinali nel 2021 salgono, ma l’obiettivo del 95% rimane una chimera

Residui di farmaci e farmaci scaduti conservati da un genitore su due

Gli incidenti in casa sono la seconda causa morte nei bambini

Disturbi del linguaggio per 7 bambini italiani su 100

Autismo, deficit di attenzione e iperattività: quali sono i segni rivelatori e perché è fondamentale riconoscerli molto presto

Virus respiratorio sinciziale. Neonatologi e pediatri: “Anticipare la profilassi per neonati fragili a rischio bronchiolite”

I bimbi che dormono meno mangiano più cibi inutili e snack


Pediatri, un tentato suicidio al giorno tra gli adolescenti

+75% casi in ultimi due anni, in 100mila soffrono di hikikomori

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Ogni giorno nel nostro Paese una ragazza o un ragazzo, adolescente, ma anche pre-adolescente, tenta il suicidio.
L’incremento dei casi, negli ultimi due anni è del 75%.
E sono 100mila i giovanissimi che hanno preso la strada della morte sociale, i cosiddetti hikikomori, isolati nella loro stanza, in fuga dall’interazione col mondo, travolti dalla paura del giudizio, soli. Sono numeri impressionanti, da fall-out post Covid-19”. A lanciare l’allarme è il presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), Antonio D’Avino, in occasione del Congresso nazionale della FIMP che si è tenuto a ottobre 2022 a Riva del Garda.
“La pandemia è stata una bomba atomica dal punto di vista sociale per i giovanissimi”, spiega Silvia Zecca, co-referente nazionale FIMP Gruppo ‘Abuso e maltrattamento dei minori’. “I lockdown totali, le misure restrittive successive, quelle costanti di distanziamento per la prevenzione del contagio, hanno contribuito a creare un fortissimo disagio, un urlo silenzioso di cui ci siamo accorti nei nostri studi e poi con i dati raccolti nei Pronto Soccorso.
Nel 2018-2019 l’ospedale pediatrico ‘Bambino Gesù’ di Roma ha rilevato 464 accessi per ideazione suicidaria, tentativo di suicidio e autolesionismo. Nel 2020-21 sono passati a 752, con un aumento di oltre il 60%”.
“Il numero di consulenze neuropsichiatriche richieste per stati depressivi o ansiosi - aggiunge Anna Latino, co-referente nazionale FIMP dello stesso Gruppo - è aumentato di 11 volte. In particolare, sono lievitate di quasi 40 volte le consulenze effettuate in urgenza per ideazione suicidaria, tentativo di suicidio e comportamenti autolesivi, nei giovani tra i 9 e i 17 anni”. Per Latino il fenomeno è dunque sempre più connesso all’attività del pediatra di famiglia, “protagonista di una necessaria formazione e informazione nei confronti dei genitori e dei loro figli”.
Al Congresso FIMP si parlerà anche del fenomeno dei cosiddetti hikikomori. “Si tratta di una pulsione all’isolamento fisico, continuativa nel tempo, che si innesca come reazione alle eccessive pressioni di realizzazione sociale, tipiche della società capitalistiche economicamente sviluppate”, spiega Marco Crepaldi, psicologo, presidente e fondatore di Hikikomori Italia. “I dati di cui disponiamo parlano di un 87% di maschi, ma è probabile che il numero di donne coinvolte sia sottostimato”. L’età media in cui si manifestano i primi evidenti segnali è intorno ai 15 anni.


Salute mentale: UNICEF, nel mondo ne soffre un adolescente su sette

Giovani maggior parte 800.000 persone che muoiono per suicidio

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A livello globale un adolescente su 7 di età compresa fra i 10 e i 19 anni soffre di problemi legati alla salute mentale.
A ricordarlo in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, l’UNICEF aggiungendo che la maggior parte delle 800.000 persone che muoiono per suicidio ogni anno sono giovani e che il suicidio è la quarta causa di morte per i giovani tra i 15 e i 19 anni.
“La metà di tutte le problematiche legate alla salute mentale - aggiunge UNICEF - inizia entro i 14 anni di età e il 75% di tutte le problematiche legate alla salute mentale si sviluppano entro i 24 anni, ma la maggior parte dei casi non viene individuata e non viene trattata”.
Nonostante l’elevata prevalenza di problemi di salute mentale fra gli adolescenti, in Italia i servizi di prevenzione e cura rimangono inadeguati. “Prima della pandemia, nel 2019, solo 30 su 100 persone minorenni con un disturbo neuropsichico riuscivano ad accedere a un servizio territoriale specialistico e solo 15 su 100 riuscivano ad avere risposte terapeutico-riabilitative appropriate”. Il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia ha raccomandato all’Italia di dotare il sistema per la salute mentale di bambini e adolescenti di sufficienti risorse umane, tecniche e finanziarie.
L’UNICEF Italia ha lanciato la petizione “Salute per la mente di bambini e adolescenti”, che ha raccolto in poche settimane oltre 7000 firme. L’obiettivo, spiega, è quello di mobilitare l’opinione pubblica affinché sostenga le raccomandazioni che l’UNICEF rivolge ai ministri della nuova Legislatura competenti in materia per garantire investimenti e azioni di qualità volte a supportare e proteggere la salute mentale di ogni bambina, bambino e adolescente.


Vernici e batterie, un milione di morti anno da avvelenamento piombo

OMS, più esposti i bimbi. Settimana della prevenzione 23-29 ottobre 2022

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L’avvelenamento da piombo uccide un milione di persone ogni anno a causa degli effetti a lungo termine su reni, fegato, cuore e cervello.
E i più colpiti sono i bambini molto piccoli.
A ricordarlo è l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) per la Settimana internazionale per la prevenzione dell’avvelenamento da piombo, che si è tenuta dal 23 al 29 ottobre 2022.
Il piombo è un metallo tossico che si accumula nell’organismo degli animali e nell’ambiente, ma attraverso la catena alimentare arriva all’uomo. Si distribuisce nel cervello, fegato, reni e ossa, si deposita nei denti e nelle ossa.
L’esposizione a lungo temine provoca insufficienza renale, ipertensione, malattie cardiache e ictus, danni cerebrali.
“Stimiamo - spiega Lesley Onyon, tossicologa del dipartimento Ambiente dell’OMS - che circa un milione di persone l’anno nel mondo muoiano per conseguenze da avvelenamento da piombo. Le categorie più a rischio sono bambini sotto i 5 anni, donne in gravidanza e in allattamento e persone esposte quotidianamente per lavoro a questa sostanza. L’esposizione è in genere a basso dosaggio e a lunga durata nel tempo”. Oltre a esser presente in acqua e cibo, “importanti fonti di contaminazione includono le attività di riciclaggio in particolare delle batterie incluse quelle per veicoli a motore, ma anche l’uso di vernici contenenti piombo, per questo quando si progetta di ristrutturare casa sarebbe meglio informarsi prima, per scegliere materiali che non ne contengono”. Ma è anche in oggetti di uso comune come “gioielli, cosmetici. Persino giocattoli, attenzione in particolare a quelli dal prezzo molto basso e verniciati con colori accesi, perché viene utilizzato nei pigmenti”.
L’esposizione al piombo è quindi prevenibile e la campagna dell’OMS si basa sul successo nella messa al bando dell’uso del piombo nella benzina. Tra gli altri obiettivi, promuovere leggi che limitano l’uso del piombo nelle vernici, in particolare quelle a cui i bambini sono esposti nelle scuole e parchi giochi, e per un riciclaggio sicuro dei rifiuti contenenti piombo, come batterie e computer.


HPV. Le coperture vaccinali nel 2021 salgono, ma l’obiettivo del 95% rimane una chimera

I numeri del Ministero

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Continua il progressivo miglioramento delle coperture delle singole coorti, tuttavia, la copertura vaccinale media per HPV nelle ragazze è al di sotto della soglia ottimale prevista dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (95% nel 12° anno di vita). Anche a livello regionale, nessuna Regione/PPAA raggiunge il 95% in nessuna delle coorti prese in esame.

“I dati 2021 delle coperture vaccinali (ciclo completo) anti HPV, sia per le femmine che per i maschi, confermano il trend in miglioramento sulle singole coorti di nascita (recuperi) ma continuano a mostrare valori molto bassi sulle rilevazioni puntuali nei target primari dell’intervento vaccinale”. È quanto scrive il Ministero della Salute nel suo ultimo aggiornamento sulle coperture della vaccinazione anti HPV.
“La vaccinazione anti-HPV - sottolinea il Ministero - si è dimostrata molto efficace nel prevenire nelle donne il carcinoma della cervice uterina (collo dell’utero), soprattutto se effettuata prima dell’inizio dell’attività sessuale; questo perché induce una protezione maggiore prima di un eventuale contagio con il virus HPV. È offerta gratuitamente e attivamente alle bambine e ai bambini nel dodicesimo anno di vita (undici anni compiuti) in tutte le Regioni e Province Autonome italiane. La maggior parte delle Regioni prevede l’offerta gratuita o il pagamento agevolato anche per altre fasce di età non oggetto di chiamata attiva né di attività di recupero.

Dati coperture vaccinali anti-HPV
Il valore di copertura vaccinale nazionale per HPV nelle ragazze nella coorte più giovane (2009), che compiono 12 anni nell’anno di rilevazione, è al 32,22%, mentre quello della coorte 2008 (che compiono 13 anni nell’anno di rilevazione) è al 53,53 %. Rispetto alla rilevazione del 2020, sulle stesse fasce di età, si osserva un incremento del 1,9% per le ragazze che compiono 12 anni nell’anno di rilevazione, e un calo del 5,13% per le ragazze che compiono 13 anni nell’anno di rilevazione.
La copertura per ciclo completo nella coorte delle quindicenni (coorte 2005 nel 2021, che compiono 16 anni nell’anno di rilevazione) utilizzata dall’OMS come riferimento nelle sue statistiche) è del 70,55%, in aumento rispetto al dato sulla stessa fascia di età rilevato l’anno precedente (63,84%).
Continua il progressivo miglioramento delle coperture delle singole coorti, tuttavia, la copertura vaccinale media per HPV nelle ragazze è al di sotto della soglia ottimale prevista dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (95% nel 12° anno di vita). Anche a livello regionale, nessuna Regione/PP.AA. raggiunge il 95% in nessuna delle coorti prese in esame.
Le coperture relative al 2021 per il ciclo completo per le ragazze raggiungono un valore massimo dell’83,82% per la coorte 2005 (regione Umbria), dell’82,71% per la coorte 2006 (Regione Umbria), dell’81,98% per la coorte 2007 (Regione Umbria), del 74,07% per la coorte 2008 (Regione Emilia-Romagna) e del 61,68% per la coorte 2009 (P.A. di Trento).
Il valore di copertura vaccinale nazionale per HPV nei ragazzi della coorte più giovane (2009), che compiono 12 anni nell’anno di rilevazione, è al 26,75%, mentre quello della coorte 2008 (ragazzi che compiono 13 anni nell’anno di rilevazione) è al 43,99%. Rispetto alla rilevazione del 2020, sulle stesse fasce di età, si osserva un incremento del 2,58% per i ragazzi che compiono 12 anni nell’anno di rilevazione, e un calo del 3,32% per i ragazzi che compiono 13 anni nell’anno di rilevazione.
Anche per i ragazzi continua il progressivo miglioramento delle coperture delle singole coorti, ma anche in questo caso nessuna coorte raggiunge l’obiettivo di copertura del 95%.
Si evidenzia infine, un’ampia variabilità tra le Regioni/PP.AA. per tutte le coorti. Si ribadisce la necessità di interventi mirati in specifici contesti geografici tenendo presente che la vaccinazione anti-HPV, pur non rientrando tra quelle obbligatorie secondo la Legge 119/2017, è un Livello Essenziale di Assistenza.


Residui di farmaci e farmaci scaduti conservati da un genitore su due

4 su 5 hanno buttato medicine da banco oltre la data di scadenza

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Quasi un genitore su due conserva in casa residui di medicine prescritte dal pediatra o dal medico di famiglia e non finite; tra quelli conservati vi sono anche farmaci scaduti. Lo rivela una indagine condotta presso la Michigan Medicine - University of Michigan.
Il sondaggio, pubblicato nell’ambito di una indagine nazionale americana sulla salute dei bambini (Mott Poll Report), è rappresentativo a livello nazionale si è basato su 2023 risposte di genitori di bambini di età inferiore ai 18 anni, intervistati tra agosto e settembre 2022.
Secondo l’indagine quattro genitori su cinque dichiarano di aver smaltito i farmaci da banco oltre la data di scadenza.
“Abbiamo scoperto che è una abitudine diffusa tra i genitori conservare i farmaci molto tempo dopo che sono scaduti o non più necessari, il che crea un rischio inutile per la salute dei bambini”, ha dichiarato Sarah Clark, co-direttrice del Mott Poll. “I medicinali in casa sono una delle principali fonti di avvelenamento involontario per i bambini più piccoli”.
Meno della metà dei genitori ritiene che i farmaci da banco siano meno efficaci dopo la data di scadenza, mentre un genitore su cinque pensa che non siano sicuri. “I genitori potrebbero non rendersi conto che il farmaco è scaduto fino a quando non ne hanno bisogno per risolvere i sintomi del loro bambino”, ha detto Clark. “A quel punto, i genitori devono decidere se dare il farmaco scaduto al bambino o andare a comprarne uno nuovo”.
Si vede che per più di un terzo dei genitori non va mai bene dare al proprio figlio un farmaco scaduto. Ma un genitore su tre ritiene che sia lecito farlo fino a tre mesi dopo la data di scadenza, e circa lo stesso numero afferma che sarebbe lecito farlo oltre i sei mesi o più.
In particolare, sui farmaci non da banco, ma prescritti dal medico, più di tre genitori su cinque affermano di essere più attenti a smaltire quelli avanzati. Tuttavia, molti genitori hanno difficoltà a sapere come smaltirli. “I farmaci inutilizzati e scaduti sono un problema di sicurezza pubblica e rappresentano un rischio per la salute dei bambini”, ha dichiarato Clark. “È importante che i genitori li smaltiscano correttamente quando non sono più necessari per ridurre il rischio che i bambini si ammalino e l’impatto negativo sull’ambiente”.


Gli incidenti in casa sono la seconda causa morte nei bambini

Pediatri di famiglia, le regole per evitarli

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“Gli incidenti domestici, dopo i tumori, in Italia sono la seconda causa di mortalità in età pediatrica, con oltre il 20% di tutti i decessi.
Ogni anno arrivano in Pronto Soccorso 350mila bambini tra zero e 14 anni.
I costi umani, sociali ed economici sono altissimi e si tratta di eventi che possono essere perlopiù evitati”. Lo sottolinea Antonio D’Avino, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, nel presentare una guida alla prevenzione degli incidenti e manovre salvavita destinata agli specialisti e distribuita in occasione del Congresso Scientifico Nazionale FIMP a Riva del Garda.
“In questo documento intersocietario - spiega D’Avino - si è voluto sistematizzare la conoscenza sui pericoli in viaggio, e in particolare di quelli domestici, derivanti da acqua, fuoco ed elettricità, fino agli infortuni che occorrono nelle attività sportive. L’inalazione di corpo estraneo e il trauma cranico, sono altri due temi purtroppo centrali nel volume, che contiene raccomandazioni divise anche per fasce di età, da inserire nei Bilanci di Salute programmati sin dalla nascita”.
La Federazione Italiana Medici Pediatri annuncia di aver istituito l’area PUER (Prevenzione, Urgenze, Emergenze responsabili). “Gli incidenti domestici rappresentano il 75% del totale degli incidenti”, ricorda poi il segretario alle Attività Scientifiche ed Etiche di FIMP e presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, Giuseppe Di Mauro. “Un dato preoccupante - osserva - riguarda le intossicazioni e gli avvelenamenti (87,9% in ambienti domestici), nell’ambito dei quali basti citare, a titolo di esempio, il 32,1% riferito all’intossicazione da farmaci, il 27,1% ai prodotti per la pulizia della casa, il 2,3% alle piante da appartamento. La fascia di età 1-4 anni è quella maggiormente rappresentata, seguita dalla fascia 5-9 anni, in entrambi i casi con prevalenza di maschi rispetto alle femmine. Il nostro manuale contiene raccomandazioni fondamentali su annegamenti, caduta dall’alto e ustioni, ma anche su impatti stradali, violenza e abbandono”.


Disturbi del linguaggio per 7 bambini italiani su 100

Giornata della consapevolezza, logopedisti in prima linea

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In Italia circa 7 bambini su 100 in età prescolare soffrono di disturbi del linguaggio, hanno cioè problemi ad articolare correttamente suoni e parole nelle forme lievi, fino alla difficoltà di comprensione e di manifestazione verbale di idee e sentimenti nei casi più severi.
Ad accendere i riflettori sui disturbi del linguaggio, in occasione della Giornata internazionale della consapevolezza, sono la Federazione Logopedisti Italiani (FLI) e l’Associazione Scientifica Italiana Logopedia (ASIL).
Gli esperti evidenziano come sia necessario sensibilizzare la popolazione, ma anche aumentare la conoscenza del disturbo tra la comunità scientifica. A questo scopo FLI, in collaborazione con ASIL, ha organizzato una due giorni di formazione (14-15 ottobre 2022) in cui interverranno esperti internazionali per fare il punto sulle ricerche più recenti in materia. “L’invito che rivolgiamo ai logopedisti e alla comunità scientifica - afferma Tiziana Rossetto presidente FLI - è di cogliere questa opportunità per acquisire nuove competenze su un tema che ancora presenta zone grigie fra gli addetti ai lavoro, approfittando dell’expertise di esperti internazionali”.
“Molto spesso - sottolinea Annagiulia De Cagno, vicepresidente FLI - si sottovaluta l’impatto che questo disturbo può avere sul benessere sociale ed emotivo dell’adolescente e sui problemi comportamentali che possono insorgere a scuola o nel contesto di vita quotidiana. Oltre alle ripercussioni in ambito scolastico, i problemi di linguaggio possono comportare difficoltà nelle relazioni sociali, in termini di condotte devianti e nell’ambito lavorativo. È importante favorire la consapevolezza che anche gli adolescenti o le persone in età adulta possono avere difficoltà di linguaggio e comunicazione”.
Per Luigi Marotta, vicepresidente ASIL, “serve una presa in carico integrata” e “precoce”, ma “che sia in grado di prolungarsi e trasformarsi adattandosi alle varie fasi dell’arco di vita, alle diverse esigenze individuali e ambientali”.


Autismo, deficit di attenzione e iperattività: quali sono i segni rivelatori e perché è fondamentale riconoscerli molto presto

Se il bambino non ha le stesse abilità sociali dei coetanei è bene confrontarsi con il pediatra per individuare la natura delle difficoltà e inquadrarle correttamente. Molte le opzioni di intervento

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Quanti tipi di autismo esistono?
C’è chi è «ad alto funzionamento» e non ha problemi nel leggere, scrivere o avere una propria autonomia, c’è chi ha capacità fuori dalla norma in specifici ambiti ma difficoltà relazionali consistenti, c’è chi ha la sindrome di Asperger: di autismo non ne esiste solo uno, si parla infatti di disturbi dello spettro autistico per indicare un’ampia gamma di problemi del neurosviluppo che portano a quadri molto diversi da un bimbo all’altro. I piccoli che ne soffrono non sono pochi, come dimostrano i dati pubblicati a luglio su JAMA Pediatrics secondo cui negli Stati Uniti l’autismo nelle sue varie forme interessa il 3,14 per cento dei bambini e adolescenti; nel nostro Paese si stima sia leggermente meno diffuso, con un caso ogni 77 bimbi fra i 7 e i 9 anni e una maggior probabilità fra i maschi, 4,4 volte più numerosi delle femmine.

Entro quanto tempo dovrebbe essere effettuata la diagnosi?
La sfida è riconoscerli presto e bene, per poter intervenire in modo che il disturbo comprometta il meno possibile la vita del bambino e dell’adulto che diventerà: un’indagine recente della Ben-Gurion University di Beer-Sheva, in Israele, ha dimostrato che quando la diagnosi arriva entro i due anni e mezzo di vita la possibilità di avere miglioramenti nei sintomi connessi alle abilità sociali triplica rispetto a quella dei piccoli in cui la malattia è riconosciuta più tardi. «Pensiamo dipenda dalla maggior plasticità del cervello e dalla più ampia flessibilità comportamentale tipiche della primissima infanzia», ha spiegato l’Autore, Ilan Dinstein, sottolineando la necessità di riconoscere prima possibile i sintomi ed eventualmente pensare a screening mirati per arrivare a diagnosi precoci.

Quali sono i segnali da cogliere?
Occorre fare attenzione ad alcuni segnali, come specifica Antonella Costantino, direttore dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’adolescenza del Policlinico di Milano: «La variabilità nell’acquisizione delle tappe fondamentali dello sviluppo, come la parola o il cammino, è ampia ma entro certi limiti: se il bimbo sembra far fatica a compiere gesti e azioni che per altri coetanei sono acquisiti o la sua curva di sviluppo, valutata alle visite di controllo pediatriche, si discosta molto dalla media, è opportuno porre particolare attenzione e per esempio tornare dal pediatra senza aspettare che siano trascorsi i 3 o 6 mesi previsti prima del successivo controllo.

A chi bisogna rivolgersi?
Se c’è il sospetto occorre confrontarsi con il pediatra che saprà guidare nel percorso verso la diagnosi, fondamentale perché consente di trovare al più presto le strategie giuste per minimizzare le difficoltà e ottimizzare le risorse di ogni bimbo, tenendo conto che ciascuno è unico e va valutato come tale. L’intervento precoce, poi, riduce il rischio che si aggiungano problemi comportamentali che possono condizionare pesantemente la qualità di vita del bimbo e della sua famiglia, come osserva la neuropsichiatra: «Un bambino che ha difficoltà di comunicazione è come qualcuno a cui venga parlato in una lingua straniera poco conosciuta: oltre alla frustrazione dell’incomprensione non si riesce a rispondere “a tono” e nel modo giusto alle richieste, perché queste non vengono ben capite. Tutto ciò porta a disturbi del comportamento che possono complicare molto l’interazione con gli altri».

Entro quanto tempo è possibile capire il decorso del disturbo?
Oggi l’autismo si conosce meglio rispetto al passato, se ne parla di più e si è anche ridotto lo stigma sociale nei confronti dei piccoli pazienti; se diagnosi e interventi sono precoci e mirati, qual è la probabilità che il disturbo venga gestito senza interferire troppo con la qualità di vita del bimbo? «Non c’è una sola risposta, perché ogni paziente è un caso a sé: un autismo a cui si associa una disabilità intellettiva è ben diverso da un autismo ad alto funzionamento», risponde Costantino. «Le variabili in gioco sono tante tuttavia in genere nel giro di un anno dalla diagnosi e dall’inizio degli interventi è possibile avere un’idea abbastanza ragionevole del possibile decorso del disturbo e del futuro del bambino».

Quali sono le possibilità di intervento?
I bambini con un disturbo dello spettro autistico sembrano spesso chiusi in un mondo tutto loro. Come comunicare? «Gli interventi vanno personalizzati sulle caratteristiche di ciascuno. C’è un equivoco pericoloso, ovvero che con tante ore di intervento “da linee guida” qualsiasi autismo avrà un decorso migliore», premette la neuropsichiatra dell’Infanzia e dell’adolescenza Antonella Costantino. «Dipende anche dall’età della diagnosi, dalle caratteristiche di funzionamento, dalla presenza di altri disturbi; inoltre, piccoli con profili simili possono avere traiettorie differenti nel tempo». Le possibilità di intervento sono tante ma vanno calate nella realtà di ogni bambino: in passato si è spesso puntato su interventi cognitivo-comportamentali molto strutturati in “stanze della terapia”, oggi è chiaro che devono essere svolti nel contesto dove il piccolo vive perché «altrimenti il rischio è che nei contesti consueti non riconosca gli elementi che lo aiutano ad attuare le strategie che rinforzano le sue risorse e depotenziano le difficoltà», specifica Costantino.

ADHD: che cosa fare?
Agitati, impossibili da tenere fermi: i bambini con deficit dell’attenzione e iperattività (o ADHD) possono essere un incubo per genitori e insegnanti, ma sarebbe opportuno normalizzare il disturbo e affrontarlo per quello che è, ovvero una differente modalità di funzionamento del cervello nell’infinita varietà delle possibilità cognitive. «I bambini con ADHD non vanno colpevolizzati: non è colpa loro o di una cattiva educazione se non riescono a mantenere l’attenzione a lungo», puntualizza Antonella Costantino, direttore dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’adolescenza del Policlinico di Milano. «Il primo passo è capire come funziona il singolo bimbo e fare in modo che il contesto attorno lo faciliti: in classe per esempio è meglio che non sieda vicino alla finestra ma accanto alla cattedra, per avere meno motivi di distrazione, e le regole gli devono essere esposte in maniera chiara in anticipo e non sgridando a posteriori, un “così non si fa” dopo il guaio è più difficile da capire».

Quali sono i bambini che hanno più bisogno di interventi tempestivi?
Uno studio olandese di recente ha identificato le categorie di piccoli pazienti che più di altre devono essere avviate agli interventi con tempestività, perché sono coloro che ne trarranno i maggiori benefici: sono i bimbi che hanno anche disturbi del comportamento, quelli con ADHD grave e chi vive con un solo genitore. Se i casi più seri non passano inosservati quelli lievi potrebbero sfuggire: «Il problema di attenzione e iperattività, per avere rilevanza clinica, deve impattare sulla funzionalità dei bambini e farli discostare dall’atteso per l’età: una vivacità a scuola che può essere normale a 3 anni diventa problematica a 6», dice l’esperta.


Virus respiratorio sinciziale. Neonatologi e pediatri: “Anticipare la profilassi per neonati fragili a rischio bronchiolite”

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I dati epidemiologici documentano un consistente anticipo del periodo di inizio della stagione epidemica, una tendenza confermata anche per il 2022. La SIN e la SIP per contrastare una possibile nuova ondata anche nel nostro Paese, compatibilmente con i contesti organizzativi regionali e aziendali, ritengono occorra sensibilizzare le direzioni sanitarie e i professionisti coinvolti, per garantire una corretta prevenzione.

I dati epidemiologici relativi alla diffusione dei virus respiratori nella popolazione, tra i quali il virus respiratorio sinciziale (VRS), registrati nella stagione epidemica dello scorso anno, in molti Paesi del mondo, inclusa l’Italia, hanno documentato un consistente anticipo del periodo di inizio della stagione epidemica e i dati già raccolti confermano questa tendenza anche per il 2022. È il caso del Regno Unito, dove il tasso di positività al VRS è aumentato del 3,9%, solo nel mese di settembre, con la più alta percentuale nei bambini al di sotto dei 5 anni (8,2%).
La Società Italiana di Neonatologia (SIN) e la Società Italiana di Pediatria (SIP), per contrastare una possibile nuova ondata anche nel nostro Paese, ritengono che esistano i presupposti per valutare un’anticipazione al mese di ottobre nell’avvio della profilassi per l’infezione da VRS con palivizumab, per i neonati prematuri e con patologie congenite cardiache o polmonari. Compatibilmente con i contesti organizzativi regionali e aziendali, occorre sensibilizzare le direzioni sanitarie e i professionisti coinvolti, per garantire una corretta prevenzione.
Per meglio riconoscere il VRS e la bronchiolite, per prevenirli e agire in modo tempestivo, è stato, inoltre, realizzato un video destinato ai genitori (di seguito). Il progetto, patrocinato dalla SIN, insieme alla SIP e con la collaborazione scientifica del prof. Eugenio Baraldi, ha l’obiettivo di spiegare ai genitori tutto quello che devono sapere su un virus comune, ma particolarmente rischioso per i bambini sotto i 6 mesi di età. Il VRS è la principale causa di bronchiolite e polmonite nei più piccoli, le cui conseguenze più gravi sono predominanti tra i bambini di età inferiore a un anno. Sotto questa fascia di età e durante la stagione epidemica (che va solitamente da novembre a marzo), tutti i bambini sono a rischio di infezione grave e ospedalizzazione, soprattutto tra i 2 e i 4 mesi, ma in particolare quelli prematuri o che presentino comorbidità specifiche. I sintomi compaiono dopo 2-6 giorni dal contatto, la durata media della bronchiolite è 5-7 giorni e l’unica terapia per curarla è l’ossigeno.
Alcune semplici misure sono in grado di ridurre drasticamente la diffusione del VRS. La strategia preventiva primaria resta fondamentale, come il lavaggio delle mani e il distanziamento sociale, soprattutto in caso di sintomi. I genitori che hanno un bambino al di sotto dell’anno di età, se raffreddati, dovrebbero tenere sempre la mascherina e igienizzare le mani prima di toccare il piccolo; tutte misure che ci sono state “imposte” nel periodo del Covid e che non devono essere dimenticate in futuro, proprio per poter ridurre il numero di ospedalizzazioni nei neonati e nei lattanti.


I bimbi che dormono meno mangiano più cibi inutili e snack

Perdendo meno di un’ora sonno a notte, +96 calorie di junk food

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Se un bambino dorme male o non riposa quanto dovrebbe a rischio c’è anche la sua silhouette, infatti se il sonno non è sufficiente i piccoli mangiano di più e male.
Secondo uno studio presentato al congresso internazionale dell’Obesità in Australia, “i piccoli che perdono ore di sonno mangiano complessivamente 74 calorie in più al giorno, con un aumento di 96 calorie al giorno da alimenti non essenziali (poco nutrienti e molto calorici) come patatine e cioccolato, che potenzialmente aumentano il rischio di obesità”, spiega Jill Haszard, dell’Università di Otago, Dunedin, Nuova Zelanda.
“Questa differenza potrebbe facilmente spiegare perché non dormire abbastanza aumenta il rischio di obesità nei bambini”, aggiunge. “Trovare il modo di migliorare le sane abitudini del sonno, tra cui la lettura o il bagno prima di andare a letto, può aiutare i bambini a prolungare il tempo del sonno fino alle 10-11 ore raccomandate per notte e a ridurre il rischio di sovrappeso e obesità”. I ricercatori hanno analizzato i dati dello studio DREAM, che ha coinvolto 105 bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni il 61% normopeso, il 39% sovrappeso o obesi. Per indurre una lieve privazione del sonno i partecipanti sono andati a letto un’ora prima per una settimana (prolungamento del sonno) e un’ora dopo per un’altra settimana (restrizione del sonno), con una settimana di pausa tra una e l’altra in cui sono tornati al loro schema di sonno abituale. Ai partecipanti è stato chiesto di riportare tutti i cibi e le bevande consumati nelle 24 ore precedenti in due occasioni per ogni settimana di intervento. Gli 82 bambini con dati completi hanno perso 48 minuti di sonno a notte, ma si sono anche svegliati in media 8 minuti in meno ogni notte. È emerso che, in media, i bambini stanchi mangiano complessivamente 74 calorie in più al giorno e 96 calorie in più di cibi spazzatura.
“Insieme questi risultati sperimentali dimostrano che i cambiamenti nell’assunzione di cibo spiegano perché non dormire abbastanza aumenta il rischio di sovrappeso e obesità nell’infanzia”, afferma la Rachael Taylor, ricercatrice principale dello studio DREAM.


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Abate MV (a cura di). Pediatri, un tentato suicidio al giorno tra gli adolescenti - Salute mentale: UNICEF, nel mondo ne soffre un adolescente su sette - Vernici e batterie, un milione di morti anno da avvelenamento piombo - HPV. Le coperture vaccinali nel 2021 salgono, ma l’obiettivo del 95% rimane una chimera - Residui di farmaci e farmaci scaduti conservati da un genitore su due - Gli incidenti in casa sono la seconda causa morte nei bambini - Disturbi del linguaggio per 7 bambini italiani su 100 - Autismo, deficit di attenzione e iperattività: quali sono i segni rivelatori e perché è fondamentale riconoscerli molto presto - Virus respiratorio sinciziale. Neonatologi e pediatri: “Anticipare la profilassi per neonati fragili a rischio bronchiolite” - I bimbi che dormono meno mangiano più cibi inutili e snack. Medico e Bambino 2022;25(9) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS2209_10.html