Rivista di formazione e aggiornamento di pediatri e medici operanti sul territorio e in ospedale. Fondata nel 1982, in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri

Su questo numero - Novembre 2022
Il riscontro di una lesione ossea nel bambino pone sempre come prerogativa principale la ricerca di una diagnosi certa. Talvolta la diagnostica per immagini da sola (e con una corretta interpretazione) è sufficiente a definire la natura benigna della lesione, evitando l’esecuzione di procedure più invasive: di questo si parla nel primo dei Casi contributivi. Nel secondo viene descritto il caso di una bambina di 9 anni, con un quadro complesso (ma con elementi clinici e laboratoristici nel loro insieme caratteristici), con una mutazione del gene CDC42.
Nella Pediatria per immagini vengono valutate le indagini radiologiche, di primo e secondo livello, di una ragazzina di 12 anni con tumefazione addominale non dolente: una lesione fusiforme nel contesto della parete addominale, con architettura di tipo vascolare, può orientare la diagnosi verso una malformazione arterovenosa.
Un bambino di 5 anni con storia di fratture ricorrenti è il nostro Caso indimenticabile. La diagnosi finale è di osteogenesi imperfetta causata da una rara mutazione nella forma recessiva.
Tre sono i Poster degli specializzandi. Nel primo si espongono i risultati di uno studio retrospettivo sull’ingestione di corpi estranei; nel secondo si parla della sindrome uremico-emolitica che si caratterizza per la presenza della classica triade: anemia emolitica (microangiopatica), trombocitopenia e danno renale acuto; il terzo ci insegna che di fronte a un neonato con tachicardia, dopo avere escluso le cause cardiache, è sempre importante pensare alla sepsi.